Campo Nomadi di Via Capo Rizzuto Milano 2004 

Andando oggi in via Capo Rizzuto ci ritroviamo circondati da dei modernissimi palazzi, ci si rende conto di essere in un quartiere semi nuovo e ancora non totalmente popolato. Si percepisce chiaramente di trovarsi in una zona che fino a qualche tempo prima era la non città. Questi quartieri nuovi fatti ad hoc e a tempo di record per Expo 2015, celebrata a pochi passi da qui, sono il simbolo della spersonalizzazione, della la mancanza di tessuto sociale e del vuoto che per assurdo li riempie. La non città appunto. Concetto che spesso applicato territori che vengono lasciato decadi intere a riposo in attesa di una loro riconfigurazione speculativa. Quartieri che si portano dietro questo vuoto di non città anche a loro insaputa. Vuoto che nelle decadi di abbandono però spesso viene riempito e occupato da diverse tipi di realtà.

Milano 2004-2005

Arrivare al campo nomadi era piuttosto semplice, bastava proseguire oltre Viale Certosa, in Via Gallarate e poco prima della fine di Milano, a due passi dal comune di Pero, si svoltava in una strada abbandonata in mezzo ai campi dove incrociavi solo qualche furgone, mucchi di spazzatura e desolazione. Era l’unica via d’accesso al centro di trasporti Bartolini e seguendo le indicazione del corriere e ti ritrovavi proprio di fianco alle sbarre d’ingresso.

Quelle sbarre di ferro segnavano i confini del mondo. Oltre quelle sbarre, poche centinaia di metri di strada sterrata separavano la baraccopoli senz’acqua, luce, case di lamiera che durante l’inverno si ritrovavano in mezzo al fango, e incastrate tra discariche, campi e autostrada.

Al di fuori macchine e qualche motorino già semi smontati. All’interno del campo, baracche, televisori, un tavolo da biliardo, poltrone, divani e sedie recuperate. Qualche pantegana, bambini, roulotte e donne. Mamme. Quel che meno si vedeva erano gli uomini, giovani o anziani che fossero.

Dal settembre 2003 l’associazione Comitato contro le schiavitù moderne ha concentrato buona parte del proprio intervento sui minori rom della zona nord-ovest di Milano, di cui faceva parte il campo di Capo Rizzuto. Bambini che non frequentavano nessun tipo di scuola e spesso erano dediti all’accattonaggio. Questo inserimento ha presupposto un lungo lavoro di ricerca di istituti disponibili all’accoglienza di questi minori, rom e sinti, con gravi ritardi scolastici.

Sino allo sgombero avvenuto nel Giugno 2005 il campo abusivo di Via Capo Rizzuto era abitato da almeno 2.000 rom romeni.

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù. La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma” (art.4 Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, 1948)

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